lunedì 06 settembre 2010
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Ogni 2° Domenica del Mese (escluso agosto)
nel Centro Storico di Castelleone (Cr)
 
 
In Esposizione
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Da Visitare a Castelleone Stampa E-mail

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In Castelleone e nei suoi dintorni sono da segnalare alcuni, fra Chiese, monumenti, reperti storici e luoghi di particolare interesse sia storico che culturale.

CHIESA DEI SANTI FILIPPO E GIACOMO (Parrocchiale)
parrocchia Costruita sul luogo della primitiva chiesa del 1188, la nuova parrocchiale viene iniziata il 4 maggio del 1517 e portata a termine nel 1551. Il modello basilica a tre navate, disegnato da Agostino De Fondutis e realizzato da Antonio Montanaro, rileva una struttura rinascimentale sottolineata da decorazioni tatritticordoquattrocentesche. Conserva al suo interno pregevoli opere, tra le quali: Bernardino Realino Podestà Santo, pala di anonimo dell’800 (prima cappella a sinistra); Trittico con Madonna e Santi di Pietro Ispano, detto Pseudo-Bramantino, dei primi del XVI sec. (seconda cappella a sinistra, o “della Madonna”); Sant’Omobono, grande tela di Francesco Arata, il più rimarchevole pittore moderno castelleonesi (ultima cappella a sinistra); Cristo Risorgente di Giulio Campi, del 1545 (cappella a destra in fianco all’altare maggiore); Assunzione della Vergine di Luigi miratori, detto il Genovesino, attivo a cremona tra il 1641 e il 1645 (sopra il confessionale del Parroco).

PANORAMA DEI PORTICI
portici L’antica Contrada Maggiora (o Leona), oggi via Roma, è percorsa da una doppia serie di portici d’origine medievale, qua e là interrotta da successive realizzazioni urbane. “Spalla a spalla si snodano uguali, umili e belle case della strada porticata”: così scriveva Amos Edallo, architetto e poeta castelleonesi, in riferimento al doppio asse di portici che, a metà circa della loro corsa, fanno perno, da un lato, sulla piazza principale e, dall’altro, sull’apertura d’accesso al Viale del santuario (comunemente detta “Voltone”),  ricavata nel 1828 dall’architetto Luigi Voghera nelle forme di un arco a tutto sesto vigilato da due paia di colonne pseudo joiche. La parallela prospettiva d’origine dei portici, che il tempo, gli assestamenti e le modifiche hanno forzosamente trasformato in un mosso e pittoresco profilo, offre pur sempre un artistico scorcio visuale.

TORRE ISSO (Torrazzo)torrazzo4
Preesistente alla fondazione del castrum del 1188, questa costruzione faceva parte delle difese dell’allora Castel Manfredi. Risparmiata dal Barbarossa per intercessione del Governatore Alberto Trussio, fu poi potenziata sino ad assumere l’aspetto attuale (m. 47). Percorsa da antiche ferite, tra sobria sommità della merlatura, scarne feritoie e poderoso quadrangolo di base, la svettante severità della Torre segna da allora il profilo del nostro paese a simbolo delle più antiche libertà. Quelle stesse che, ai piedi della sua salda geometria di pietre e di secoli, il Monumento dei Caduti di tutte le guerre perpetua nel ricordo e nell’ammonizione.

MUSEO CIVICO
Nato nel 1972, grazie al lavoro e all’interessamento del Gruppo Storico – Archeologico, si è particolarmente arricchito con la donazione Bianchissi e con altre di minore entità. Documenta particolarmente la storia di Castelleone e del suo territorio a partire dall’epoca Mesolitica sino all’alto Medioevo.
  Una sola è la selce lavorata che gli archeologi ritengono di poter datare al Paleolitico Superiore, mentre numerosi sono gli utensili in selce attribuiti al Mesolitico (microbulini, grattatoi, punteruoli, troncature, ecc…). Un arpionino a triangolo ha permesso la datazione del nostro Mesolitici a circa 7-8.000 a. C. Del Neolitico sono museoesposte lame, semilune, frecce taglienti trasversali, punte dritte e alcune asce di pietra a tagliente lunato. Documentano l’Eneolitico una piccola ascia di pietra nera a tagliente dritto, una cuspide di freccia triangolare e alcuni pugnaletti frammentati. Di particolare rilievo, per l’Età del bronzo, una serie di frecce peduncolate e alcuni elementi di falcetto (sempre in selce). Bronzi esposti: pugnaletto, alcuni spilloni, un pendaglio. Abbondantemente documentata è la ceramica da abitato d’impasto grossolano di color marrone-nerastro e grigio, quella d’impasto semifine e di impasto fine depurata, nera, talvolta lucidata. Un corredo tombale del III-II secolo a. C., testimonia la presenza celtica nel nostro territorio. Sempre di epoca celtica l’olletta con decorazione impressa, due armille (bracciali) di bronzo e una di impasto vitreo. La presenza romana – dall’età repubblicana alla tardo-imperiale – è rappresentata da ceramiche e monete. Si segnalano: coppetta in ceramica sigillata, olpi, brocche, lucerne, balsamario vitreo, ciotole-coperchio, provenienti da corredi tombali di varie epoche e tipologie.

BIBLIOTECA CIVICA
Una visita merita anche la Biblioteca Civica intitolata bibliotecaallo scrittore Virgilio Brocchi, attivo negli anni venti e trenta nella borgata cremonese e che è autore di moltissimi romanzi, alcuni con riferimenti precisi a personaggi castelleonesi e ai fatti che hanno coinvolto il borgo in quegli anni.La Biblioteca conserva testi originali della storia castelleonese e nell'annesso archivio storico vi sono documenti che risalgono alla fine del Quattrocento. La biblioteca é stata fondata nel 1952 e nell'anno successivo affidata alla maestra Rosetta Cugini, passando poi, dopo varie esperienze, alla maestra Giuseppina Carubelli, affiancata da Alma Malfasi, alla quale verrà poi affidata la custodia del Museo Civico.

SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DELLA MISERICORDIA
Realizzato tra il 1513 e il 1525 su disegno a croce latina dall’architettosantuario2 Agostino De Fondutis nel luogo delle quattro apparizioni del maggio 1511, il Santuario mostra tutto il suo elegante equilibrio di linee nonostante l’aggiunta, fatta nel 1910, di una campana e il relativo rifacimento del fronte anteriore. L’attuale complesso (il campanile è del 1575 e il chiostro del 1617) testimonia, nel suo affabile isolamento tra il verde, una sorprendente e misurata armonia architettonica, sia per l’agilità delle sue masse, sia per il ritmico incanto delle decorazioni in cotto espresso nel fragile fremito di sagomature, fregi e strisce.
All’interno, affreschi anonimi del XVI sec. Nelle tredici nicchie della cupola e, ai lati del transetto, due grandi quadri del Sabbioneta. Essi coprivano le due nicchie degli altari che oggi lasciano vedere affreschi di scuola cremonese della metà de ‘500. Nel  presbiterio, ai lati dell’altare maggiore, dipinti del 1862 del cremasco Angelo Bacchetta.

SANTA MARIA IN BRESSANORO
Sopra una appartata ruga di terra, che fu l’antica riva sinistra del Serio, difesa dal verde della campagna sorge a s-marianord del paese Santa Maria in Bressanoro, esteriormente modellata secondo l’antica gravità dei manieri. Ciò le conferisce, grazie soprattutto a un concentrato teatro di spigoli e muraglioni, una singolare e austera fierezza, ancor prima di un castello che di luogo di culto. La chiesa fu eretta tra il 1460 e il 1465, sull’area dell’antica Pieve dedicata a Santa Maria, per volontà del francescano spagnolo Beato Amedeo Menezes de Sylva confessore di Bianca Maria Visconti che provvide alla spesa.
Ideata a simmetria centrale da architetti sforzesci (forse il Filerete, forse il Gadio) presenta un severo impiantato a croce greca sormontato da un tamburo a ottagono. All’interno, ogni elemento della cupola è profilato o scandito da decorazioni in cotto, opera di plasticatori affresco2cremonesi del ‘400. Gli affreschi del vano centrale che improvvisamente si apre all’agile grazie della cupola, raffigurano in ventinove riquadri episodi della vita di Cristo, resi con poetica sobrietà d’immagine da una pittura di fine ‘400. Fra le ipotesi di attribuzione dei dipinti (Pietro da Cemmo, Donato Montorfano e altri) si concorda oggi nel ritenere la lunga e concatenata narrazione pittorica, opere di anonimi e onesti artigiani di bottega al tempo consorziati, specialisti in amabili racconti iconi9ci, sospesi tra memorie devota e didascalie di impasto dialettale. Nella cappella affresco1laterale destra notevole una Assunta del Molosso (Gian Battista Trotti) tra altri dipinti del rinascimento cremonese (Gatti e Campi), fra cui un Sant’Ambrogio in veste di Vescovo autoritario. Nella cappella a sinistra, figure di Apostoli (e di un altro Sant’Ambrogio che calpesta L’Eresia), opera di anonimi manieristi tardo seicenteschi.

 
   
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