L’abitato di Castelleone sorge a una trentina di chilometri
da Cremona,

in direzione nord-ovest: il suo territorio si estende attorno alle
sponde dell’antico alveo del fiume Serio.
La presenza umana vi è documentata fin dalla preistoria: reperti mesolitici,
neolitici, dell’età del bronzo e del ferro, rinvenuti sui terreni fluviali
delle campagne, sono conservati nel locale Museo Civico.
Fra le primissime popolazioni del nord Italia, stanziano da noi i Galli Insubri
e i ritrovamenti, ancorché frammentati, ci testimoniano il periodo celtico.
A seguito della fondazione di Cremona (218 A. C.) il nostro territorio è oggetto di
centuriazione e ancora oggi sono visibili nelle nostre campagne numerose tracce
di questo sistema di frazionamento.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, l’archeologia e la toponomastica
testimoniano sul territorio la calata di popolazioni barbariche di origine
germanica e, in modo significativo, quella dei Longobardi.Il primo documento scritto che ci riguarda è
dell’anno 842 e concerne la testimonianza
in un “placito” (o processo) dell’epoca del Presbiterio Oldeberto della Pieve
di San Lorenzo in località Bressanoro.

Da un documento del 1022 la
Corte di Bressanoro risulta concessa in “precaria” dal
Vescovo di Cremona al marchese Bonifacio di Toscana. Oltre alla Corte di
Bressanoro (nel cui Castello la cappella interna è dedicata a Santa Maria),
esistono nel nostro territorio quelle di Fepenica, Manzano e Mastalengo.Ciò
favorisce nella campagna limitrofa la costruzione, a difesa degli abitanti, di
castelli e castelletti tra i quali Castel Manfredi, nella stessa Corte di
Bressanoro. Il “Torrazzo” è quanto rimane del suo importante sistema difensivo.
L’imperatore Federico Barbarossa, sceso in Italia nel 1186 contro Cremona, dopo
una serie di assedi e di devastazioni operati un po’ ovunque nel settentrione
d’Italia, rade al suolo anche Castel Manfredi. Due anni dopo, nell’aprile del
1188, il vescovo di Cremona Siccardo Catalano, per favorire il Comune cittadino
intenzionato a difendere le sue terre contro Cremaschi e Milanesi, decide di
fortificare la zona del distrutto Castel Manfredi. Nella Corte di Bressanoro
sorge così un nuovo castello, l’odierna Castelleone, secondo lo schema
strutturale dell’accampamento militare romano, come risulta visibile dall’impianto
urbanistico dell’attuale centro storico.
Castelleone nasce come Borgo Franco: i suoi abitanti saranno cioè affrancati
dalla servitù feudale.
Per la sua posizione strategica: il 2 giugno 1213, nei campi delle Bodesine
poco discosti dall’abitato, i Milanesi subiscono una grave sconfitta perdendovi
il simbolo della loro forza in campo, il Carroccio, che prima di essere portato
a Cremona entra trionfalmente la sera stessa nel nostro Castello.
Nel 1354 Castelleone è conquistato dai Visconti, preludio al nostro definitivo
ingresso nel Ducato di Milano. Nel 1420, però, viene costituito a Marchesato in
favore di Cabrino Fondulo, signore di Cremona. Accerchiato e in pericolo di
morte a causa dell’esercito di Filippo Maria Visconti, egli sceglie di pagare
quarantacinquemila fiorini al Duca, di abbandonare la Signoria cremonese e
ritirarsi in quel di Castelleone. Sono gli anni tra il 1420 e il 1424 a segnare
il periodo di maggior fulgore politico e
civile di Castelleone. Cabrino, infatti, governandovi con illuminata accortezza
e grande disponibilità, vi accoglie e sviluppa arti, commerci e mestieri,
battendovi moneta ed elevando il borgo
e
il territorio circostante alla dignità di una piccola Signoria, meta ambita di
nobili, artisti e mercanti.
Caduto in disgrazia,

nonostante le grazie a suo tempo accordategli da Filippo
Maria Visconti, il Fondulo viene fatto prigioniero e decapitato a Milano nel
1424. Castelleone viene così definitivamente inglobata nel Ducato milanese, ma
nel 1435 ottiene il privilegio di “Terra Separata” da ogni altra città, dovendo
ubbidienza solo a Milano.
Seguono, a partire dalla fine del XV secolo, le occupazioni dei Veneziani
(1499-1509), dei Francesi (1509-1525), degli Spagnoli (1525-1714), intervallate
da effimere riprese di potere da parte degli Sforza.
Queste vicende storiche contribuiranno a rifinire l’aspetto del nostro paese,
il quale qua e là ancora oggi confessa nell’eleganza architettonica,
nell’aristocrazia delle linee e nell’artisticità di alcune costruzioni, il
passaggio di secoli storicamente decisivi.
Ottimo, pur se breve, il governo della Repubblica veneta, mentre ai
sopravvenienti Francesi resta consegnato un periodo completamente negativo di
saccheggi e devastazioni.
Rimarchevole e mobilissima è la famiglia dei D’Avos (da Inigo a don Alfonso,
vincitori a Pavia su Francesco I); potenti i Rosales, pure di Spagna, che di
castelleone risultano i maggiori “intestatari” fino alla soppressione
dell’istituto feudale.
Nella parentesi spagnola è pure significativo ricordare che fu Podestà di
Castelleone, tra il 1562 e il 1564, Bernardino Realino, elevato poi dalla
Chiesa agli onori degli altari (1947).

Con la pace di Rastadt (1714) tutta la Lombardia passa all’Austria: non diversamente
Castelleone, che dopo il governo austriaco sperimenta quello della Repubblica
Cisalpina (1796) e dell’Impero napoleonico. Dal 1815 Castelleone fa parte del
Regno Lombardo-Veneto.
A seguito delle guerre di Indipendenza, la Lombardia viene annessa al Regno del Piemonte
(1859). Il 7 gennaio 1860 a
Castelleone si svolgono le prime elezioni amministrative. Tre anni dopo il
nostro paese è toccato per la prima volta dalla strada ferrata che congiunge
Cremona a Milano via Treviglio.
Gli inizi del ‘900 vedono imporsi la questione agraria, dato il carattere tradizionalmente
agricolo delle nostre zone: Guido Miglioli vi fonda le cosiddette “Langhe
Bianche”, ma le battaglie sociali vengono rinviate al sopraggiungere della
prima Grande Guerra.
Attorno a questo periodo, Castelleone sarà anche oggetto di interesse letterario
da parte dello scrittore Virgilio Brocchi, che ne racconterà le vicende nei
bozzetti piccolo-borghesi compresi nel ciclo dell’
Isola sonante.
Nella parentesi fascista, durante il periodo della Resistenza e in quello delle
ristabilite libertà democratiche, castelleone non ha storia propria se non dal
punto di vista del tributo di sangue e di energie che offre alla crescita
civile e politica della nazione e, nella nazione, all’affermarsi della propria
operosa individualità.
Oggi, nella premessa della conservazione storica e urbana che una illuminata
ragione municipale ha da tempo sottoscritto, Castelleone offre con dignità non
priva di orgoglio le testimonianze della sua secolare vicenda.